homerisorseGuideReal LifeLa garanzia
Nuova disciplina della vendita di beni di consumo
Tutorial di sopravvivenza del consumatore sviluppato “a quattro mani” dall’avv. Nicola Lomartire e dall’avv. Maria Teresa Russo del Foro di Taranto, pubblicato su faqintosh.com per gentile concessione degli stessi.

Nuova disciplina della vendita di beni di consumo, introdotta con Decreto Legislativo n. 24 del 2/2/2002

Con D.lgs. n. 24 del 2/2/2002 il Legislatore, modificando il Codice Civile negli artt. da 1519/bis a 1519/nonies, ha introdotto la nuova normativa relativa alla vendita dei beni di consumo, la quale disciplina sia la vendita dei beni di nuova produzione, che quella dei beni usati.
La nuova normativa trova applicazione solo ed esclusivamente nel caso di contratti di vendita, somministrazione, permuta, o di qualunque altro contratto diretto alla fornitura ovvero alla produzione di beni di consumo stipulati tra un venditore ed un consumatore.

All’uopo è bene chiarire che per venditore si intende il soggetto, persona fisica o giuridica, la cui attività professionale o imprenditoriale è diretta alla produzione ovvero alla distribuzione di beni di consumo, per cui la vendita costituisce l’oggetto dell’attività svolta; mentre il consumatore è il soggetto, persona fisica o giuridica, che acquista il bene per scopi del tutto estranei all’attività professionale o imprenditoriale svolta.
Faremo riferimento alla vendita di computer, ma il discorso può essere esteso a qualsiasi bene di consumo (telefonini, autovetture, lavatrici, astronavi, teletrasporto di star trek, etc.)

Pertanto la normativa in esame non troverà applicazione in tutte le ipotesi in cui i contratti aventi ad oggetto la fornitura o l’approvvigionamento di computer, siano essi nuovi o usati, avvenga tra imprenditori o tra soggetti che acquistano computer nell’ambito della propria attività commerciale, professionale o imprenditoriale, e cioè tra soggetti che acquistano il bene di consumo —nella specie computer— per utilizzarlo nell’ambito della propria attività professionale (per esempio la normativa, sotto questo profilo, non sarà applicabile nei rapporti commerciali intercorrenti tra venditore e casa produttrice, ovvero tra diversi venditori, rapporti che sono disciplinati dal D.lgs. in esame in maniera diversa, e che sarà esaminata più oltre).

Rapporti tra venditore/imprenditore e consumatore.

La nuova normativa stabilisce come principio base che il venditore deve consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita (o proposta di acquisto, sia essa verbale o scritta).
A tal proposito sono stabiliti alcuni precisi “criteri di conformità” del bene compravenduto, e in particolare:

  • il bene deve avere le qualità necessarie affinché possa essere utilizzato nello stesso modo in cui vengono utilizzati altri beni dello stesso tipo;
  • il bene deve essere fedele alla descrizione fattane dal venditore nella fase di trattativa pre-vendita, e deve possedere le qualità e le caratteristiche particolari che il venditore ha presentato al consumatore quando quest’ultimo ha visionato il modello o campione;
  • il bene deve possedere le qualità o caratteristiche che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi dal bene acquistato, tenuto conto del tipo di bene, delle dichiarazioni pubbliche fatte dal venditore, dal suo agente, rappresentante, o addetto alle vendite (in ogni caso un soggetto persona fisica che rappresenti il venditore agli occhi del consumatore/acquirente), anche tramite la pubblicità di ogni tipo (spot pubblicitari, volantini, etc.);
  • il bene deve possedere le qualità necessarie all’uso specifico che il consumatore intende fare del bene stesso, sempre che queste particolari qualità siano state portate a conoscenza in maniera adeguata dal venditore al momento della conclusione del contratto, e che l’uso specifico a cui il consumatore/acquirente intende adibire il bene sia stato accettato dal venditore, implicitamente o espressamente.

La difformità non sussiste se al momento della stipula del contratto il consumatore la conosceva, ovvero non poteva ignorarla utilizzando l’ordinaria diligenza, o se la difformità sia imputabile al consumatore per avere lo stesso mancato di seguire le istruzioni o utilizzare i materiali forniti.

Il venditore, inoltre, non è vincolato alle dichiarazioni pubbliche fatte in ordine alle caratteristiche del bene compravenduto, anche tramite la pubblicità, di qualunque tipo essa sia, se:
a) il venditore stesso non era a conoscenza della dichiarazione;
b) la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto e la correzione era conoscibile dal consumatore;
c) la decisione di acquistare il bene non è stata influenzata dalle dichiarazioni o dalla pubblicità.


La Legge prevede una espressa responsabilità del venditore nei confronti del consumatore tutte le volte in cui il bene non sia conforme al contratto, dal momento della consegna del bene.
La novità legislativa appare evidente se si considera la diversità dei rimedi attribuiti al consumatore in caso di “difformità”, e il fatto che gli stessi sono azionabili sul semplice presupposto dell’esistenza di una “difformità” del bene rispetto al contratto, a prescindere da eventuali difetti.

Prima dell’entrata in vigore del Provvedimento in esame il consumatore poteva avvalersi della sola garanzia per vizi della cosa venduta.
Il concetto di vizio ha una portata molto più ristretta rispetto a quello di difformità; in passato le azioni attribuite al consumatore potevano essere esperite solo nel caso in cui il bene presentasse dei difetti o delle imperfezioni.
Con la nuova normativa il consumatore potrebbe richiedere la risoluzione del contratto o la sostituzione del bene acquistato per il semplice fatto che lo stesso non ha le caratteristiche vantate nella pubblicità oppure perché non ha le caratteristiche che il consumatore poteva ragionevolmente aspettarsi nel momento della conclusione del contratto.

In caso di “difformità” il consumatore può, a sua scelta, chiedere di far riparare il bene che risulti non conforme, ovvero chiedere la sua sostituzione integrale con un altro bene, nuovo e dello stesso tipo di quello acquistato; il tutto a patto che tali rimedi siano possibili e/o non siano eccessivamente onerosi l’uno rispetto all’altro.
La riparazione o la sostituzione, inoltre, devono avvenire entro un congruo termine (non meglio specificato, e che dovrà quindi essere valutato di volta in volta) dalla richiesta, e comunque non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore.
Qualora la riparazione o la sostituzione siano impossibili o eccessivamente onerosi, ovvero il venditore non vi ha provveduto nel “congruo termine”, ovvero ancora la riparazione o la sostituzione abbiano arrecato “notevoli inconvenienti” al consumatore, quest’ultimo ha la possibilità di chiedere alternativamente la riduzione del prezzo pagato (con conseguente obbligo da parte del venditore di restituire le somme eccedenti), ovvero la risoluzione del contratto (con il conseguente obbligo da parte del venditore di restituire integralmente la somma pagata per l’acquisto).
La Legge prevede che il venditore, dopo che gli sia stata denunciata la “difformità” da parte del consumatore, possa offrire uno dei rimedi previsti (riparazione, sostituzione, riduzione del prezzo ovvero risoluzione del contratto); sempre che il consumatore/acquirente non abbia specificatamente richiesto l’attuazione di un determinato rimedio tra quelli previsti, nel qual caso il venditore è tenuto ad uniformarsi alla volontà manifestata dal consumatore. Il venditore, anche in questo caso, ha la possibilità di offrire un rimedio diverso, e, solo se il consumatore accetta, di metterlo in opera.
Nell’ulteriore caso in cui il consumatore lamenti la “difformità” senza però richiedere l’attuazione di uno specifico rimedio tra quelli previsti, e il venditore gliene proponga spontaneamente uno, il consumatore dovrà accettarlo ovvero richiederne uno diverso.
Nel caso in cui la “difformità” sia di lieve entità e la riparazione o sostituzione siano impossibili o eccessivamente onerosi, il consumatore potrà solo chiedere la riduzione del prezzo, ma mai la risoluzione del contratto.

La Legge, pertanto, prevede una gradualità di rimedi offerti in favore del consumatore in caso si manifesti la c.d. “difformità”, secondo la seguente scaletta:
• riparazione o sostituzione del bene difforme;
• riduzione del prezzo ovvero risoluzione del contratto.

La scelta (o l’offerta) di uno dei rimedi di cui sopra comporta la conseguenza più sopra richiamata e indicata.

Vi è un termine entro cui questi rimedi possono essere richiesti, un termine entro cui la “difformità” deve manifestarsi, e un termine entro cui deve essere denunciata.
La denuncia non è necessaria se il venditore riconosce la “difformità” o la ha occultata.
La Legge prevede che se le “difformità” si manifestino nel termine di SEI MESI dalla consegna del bene, le stesse sono ritenute preesistenti alla consegna del bene, fatta salva la prova contraria da parte del venditore. Il consumatore non ha, pertanto, l’obbligo di provare che la “difformità” fosse preesistente alla conclusione del contratto, mentre il venditore può sempre provare che la “difformità” lamentata sia sorta successivamente a quel momento.
L’onere della prova della preesistenza della “difformità” scatta a carico del consumatore/acquirente decorso il sesto mese dalla consegna del bene.
In ogni caso l’azione tesa a far valere i diritti garantiti dalla Legge in ordine alla “difformità” si prescrive nel termine di VENTISEI MESI dalla consegna del bene.

Le norme che abbiamo fin qui esaminato hanno carattere imperativo e inderogabile, e pertanto è nullo qualsiasi patto contrario, in particolare ove si cerchi di ridurre i diritti riconosciuti al consumatore/acquirente, o si cerchi di ridurre il “termine di garanzia” entro cui l’azione si prescrive.
Nel caso di compravendita di BENI USATI la Legge prevede che si possa convenzionalmente limitare il periodo di garanzia ad UN ANNO, ma mai di meno.
Tale limitazione deve risultare dal contratto e deve essere espressamente accettata dal consumatore, anche qualificandola come “clausola vessatoria” e adottando il sistema della “doppia firma”.

Rapporti tra venditori/imprenditori facenti parte della cosiddetta “Catena Distributiva”

La Legge dispone, a tutela dell’imprenditore su cui il consumatore può rivalersi, che il venditore finale possa a sua volta rivalersi sul precedente venditore, ovvero su qualunque altro soggetto facente parte della “Catena Distributiva”, il tutto salvo rinuncia o patto contrario.
L’azione di cui sopra prescrive nel termine di un anno a far data da quando il venditore finale è stato costretto ad eseguire la prestazione di risarcimento in favore del consumatore/acquirente.
La Norma non chiarisce, però, quali siano i soggetti che debbano intendersi partecipanti della “Catena Distributiva”. Se non vi possono essere dubbi al riguardo relativamente al produttore del bene, nonché a tutti gli intermediari “professionali”, non vi è certezza riguardo ai “privati”.
Si vuole far riferimento al caso di un “consumatore” (tecnicamente definito ai sensi della Norma in esame) che proceda all’acquisto di un veicolo (nuovo o usato) dandone in permuta uno di sua proprietà e sicuramente non di nuova produzione.

Considerazioni finali

La Legge prevede che, qualora venga offerta una garanzia aggiuntiva, che esorbita dai termini inderogabili già previsti di Norma, colui il quale offra questa estensione di garanzia, rimanga vincolato alla promessa fatta.
La garanzia deve indicare:

  • che l’estensione lascia in ogni caso impregiudicati i diritti riconosciuti al consumatore/acquirente previsti dalla normativa vigente all’atto della concessione della ulteriore garanzia;
  • l’oggetto della garanzia, gli elementi necessari per farla valere, l’ambito territoriale in cui la stessa avrà valore, nonché la denominazione/ragione sociale e la sede del soggetto che offre l’estensione di garanzia (il tutto indicato in maniera analitica e dettagliata, e nel modo più chiaro e lampante possibile…).

Credits

Tutorial di sopravvivenza del consumatore sviluppato “a quattro mani” dall’avv. Nicola Lomartire e dall'avv. Maria Teresa Russo del Foro di Taranto.

Nicola Lomartire, 14 marzo 2003