Come fanno le applicazioni OS X ad essere multilingua?

Come è ben noto, le applicazioni di Mac OS X sono in realtà delle cartelle che nascondono una complicata struttura. Al loro interno, oltre all’eseguibile, sono presenti le risorse necessarie al funzionamento (immagini, suoni, elementi dell’interfaccia utente).

Ciò che permette alle applicazioni di essere multilingua è l'organizzazione delle risorse localizzate (che sono specifiche cioè di una particolare lingua, ad esempio le etichette di testo o i messaggi sonori) in cartelle specifiche. Rivelando il contenuto di una applicazione nel Finder (ctrl-clic e scegliere “Mostra contenuto pacchetto”), all’interno della cartella Contents->Resources si trovano infatti diverse cartelle dai nomi English.lproj, French.lproj etc., ciascuna corrispondente all’omonima lingua.
Nel caso in cui la lingua dell’utente non fosse presente nell’applicazione, il sistema sceglie automaticamente una lingua sostitutiva in base alle Preferenze di Sistema, con una priorità data dall'ordine in cui queste sono elencate nella scheda Internazionale.

Le impostazioni relative alle lingue perdurano fino alla chiusura dell’applicazione.
Per rendere effettive le modifiche è necessario riaprire l’applicazione.

È possibile, all’occorrenza, disabilitare le lingue indesiderate dal pannello Informazioni su… del Finder.
Quando usato su una applicazione, infatti, mostrerà una scheda aggiuntiva “Lingue”, che permette di disattivare le lingue tramite delle caselle di spunta. Quello che accade “dietro le quinte” è che le cartelle delle lingue disabilitate vengono spostate dalla cartella Resources alla cartella Resources Disabled.

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